
Dopo quasi un anno di immobilismo, finalmente sui mercati finanziari stiamo assistendo alla rottura degli equilibri che hanno tenuto ingessate tutte le asset class e che ci condurranno ad una nuova fase di direzionalità.
Fino ai giorni scorsi la fotografia delle asset class presentava una natura morta, ossia una situazione statica e di congestione:
-l’obbligazionario europeo di breve e medio-lungo periodo era sui massimi di prezzo e offrira dei rendimenti ai minimi storici;
-l’obbligazionario americano di breve e medio-lungo periodo era in laterale con rendimenti striminziti;
-il mercato azionario americano si muoveva in congestione laterale sui massimi storici;
-le principali piazze azionarie europee, sebbene con diverse modalità, erano in congestione;
-l’Euro – Dollaro Usa era all’interno di una lunga fase di congestione.
In questo quadro mancava l’evento “market mover” in grado di rompere l’impasse e di fornire nuova direzionalità (e quindi nuova profittabilità) alle asset class.
L’innesco, non è stato tanto l’elezione di Trump, quanto piuttosto l’avvicinarsi del prossimo aumento dei tassi in Usa e la percezione che nei prossimi mesi il rialzo potrebbe avere una marcia più veloce di quanto non si ipotizzi.
Il risultato è il movimento di molte asset class, come schematizzato nell’immagine sottostante, che stanno assumendo nuovamente una chiara direzionalità su cui spiccano:
-l’obbligazionario europeo di medio-lungo periodo al ribasso;
-l’obbligazionario americano di medio-lungo periodo al ribasso;
-l’azionario americano che rompe i massimi storici;
– il Dollaro Usa che ritrova forza e vigore contro l’Euro e viaggia in direzione della parità.

Wall street rompe i massimi storici e conferma il breakout sul grafico settimanale, dando l’impressione di voler fare sul serio. Ovviamente ci saranno movimenti di correzione ma l’impressione è che l’indice S&P500 possa percorrere dell’altra strada.
In realtà credo che il movimento di Wall street non sia determinato tanto dalla convinzione degli operatori verso questo asset quanto piuttosto dalla mancanza di alternative che spinge gli investistori, che escono da obbligazionario di lungo periodo, paesi emergenti e oro, ad acquistare l’azionario a stelle e strisce.

In Europa invece si continua a viaggiare con il freno a mano tirato, sebbene a diverse velocità a conferma del diverso stato di salute delle economia dei diversi paesi: il Dax tedesco congestiona sui massimi di periodo mentre il mercato italiano congestiona sui minimi di periodo, come risulta evidente nei due grafici sottostanti.

In Europa i mercati scontano la zavorra e l’incertezza di due eventi market mover: il 4 dicembre il risultato del referendum in Italia e delle elezioni in Austria e l’8 dicembre la conferenza di Draghi.
Personalmente ritengo che le possibili evoluzioni di questi due market mover siano così schematizzabili:

All’interno del paniere Ftse Mib farei attenzione ai titoli del settore delle banche che, nonostante siano a ridosso di importanti livelli di supporto, restano deboli e con le spade di Damocle del referendum e degli aumenti di capitale di Mps e Unicredit.
Dal punto di vista operativo seguirei invece Brunello Cucinelli che presenta una interessante compressione di volatilità: considerando che la volatilità è ciclica, è lecito attendersi l’arrivo di un nuovo movimento direzionale. Impossibile però pronosticare se la nuova fase direzionalale sarà al rialzo oppure al ribasso. Dal punto di vista operativo, è necessario monitorare con attenzione sia il livello di supporto che di resistenza per intervenire in occasione del breakout.

Tra i cavalli di razza del momento, ossia quei titoli che presentano tutti gli ingredienti per fare bene (rialzo dei prezzi, forza relatva crescente e volumi elevati) e che possono essere acquistati su debolezza, segnalo: Ferrari, Stm, Digital bros, Biesse, Fiat, Exor e Cnh.
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Gabriele
