Continua la corsa a sfruttare il momento positivo dei mercati finanziari per chiedere denaro agli investitori italiani e fare rotta verso Piazza Affari.
Dopo Cerved, Fineco e Fincantieri è infatti giunta l’ora di Rottapharm e Sisal.
Attenzione perché il fatto che il mercato azionario sia impostato al rialzo di medio periodo non significa che ogni Ipo sarà un successo!
Gli investitori (soprattutto quelli “istituzionali”) non sono fessi e non sottoscrivono indiscriminatamente ogni Ipo ma, al contrario, valutano attentamente le caratteristiche di ogni società e sottoscrivono solo quelle di qualità!
Le ultime Ipo ne sono la dimostrazione: solo Fineco è stata accolta con un rialzo mentre sia Cerved che Fincantieri venerdì scorso hanno chiuso le contrattazioni ad un valore inferiore rispetto al prezzo di offerta dell’Ipo.
In questo articolo cercherò di fare luce sulle caratteristiche delle prossime due matricole: Rottapharm e Sisal.
Dettagli offerta Rottapharm
Rottapharm è una società attiva nel campo della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci e prodotti per il benessere e la cura della persona.
L’offerta dell’Opv è iniziata giovedì 3 e terminerà giovedì 10 Luglio alle ore 13,30, mentre il debutto è previsto per mercoledì 16 Luglio.
Sul mercato arriverà il 25% (estendibile al 30%) della società che attualmente è controllata dalla famiglia Rovati, attraverso la holding Fidim.
Il 95% delle azioni dell’Opv è destinato agli investitori istituzionali e solo il 5% è riservato ai piccoli investitori.
La forbice di prezzo è ampia e compresa tra 7,25 e 9 €.
Il prezzo definitivo sarà comunicato entro due giorni lavorativi dal termine del periodo dell’offerta.
Il taglio minimo ammonta a 500 pezzi per cui il controvalore minimo sottoscrivibile oscillerà, in base alla forbice di prezzo, tra 3.625 e 4.500 €.
I proventi della quotazione serviranno sia per ridurre l’indebitamento del gruppo e della società controllante che per allargare l’attività con acquisizioni e partnership.
Nel corso dei prossimi anni la società prevede di staccare dividendo e l’importo sarà in linea con quello offerto dai competitor, ma non sono stati forniti elementi di analisi più concreti.
Dal mio punto di vista è positivo che la società abbia progetti di espansione, soprattutto all’estero e nel sud est asiatico.
Positivo anche il fatto che l’attuale fatturato sia prodotto in maggioranza all’estero e che solo il 30% dipenda dal mercato italiano.
Mi lascia però perplesso l’elevato indebitamento, anche se verrà ridotto, e l’opaca politica del dividendo.
Dettagli offerta Sisal
Sisal è una società attiva nel campo delle scommesse e dei giochi a pronostico (Totocalcio, Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci…) e negli ultimi anni anche di servizi di pagamento, sfruttando la sua diffusa rete distributiva.
L’offerta è iniziata il 3 Luglio e terminerà lunedì 14 Luglio alle ore 13,30.
Il debutto a Piazza Affari è previsto per venerdì 18 Luglio.
Ad essere offerto sarò il 59,16% del capitale sociale di Sisal attualmente detenuto da alcuni fondi private equity (Clessidra, Apax e Permira).
Nello specifico il 90% delle azioni offerte è destinato agli investitori istituzionali e solo il 10% è riservato ai piccoli investitori.
La forbice di prezzo è compresa tra 6,30 e 7,70 € ed il prezzo definitivo dell’offerta sarà comunicato entro due giorni lavorativi dal termine del periodo dell’offerta.
Il taglio minimo ammonta a 500 pezzi per cui il controvalore minimo sottoscrivibile oscillerà, in base alla forbice di prezzo, tra 3.150 e 3.850 €.
I dipendenti godono di alcune agevolazioni: non solo il lotto minimo è ridotto a 250 pezzi ma è anche prevista l’attribuzione di 1 azione gratuita ogni 10, a patto che siano mantenute in portafoglio ininterrottamente per un anno.
La società ha chiuso in perdita consecutivamente gli ultimi 3 bilanci ed anche quest’anno (2014) è previsto in negativo ma, a detta dell’amministratore delegato Petrone, dal 2015 è previsto un ritorno all’utile.
Sempre l’amministratore delegato ha sottolineato che i proventi della quotazione serviranno per rimborsare una parte dell’indebitamento finanziario della società e per continuare il percorso di crescita aziendale.
La società non ha specificato la propria politica in tema di dividendi e si è riservata di farlo in seguito.
Indubbiamente questa Ipo presenta alcuni pregi, tra cui:
– Società leader in Italia
– Società teoricamente scalabile dal momento che sarà quotato il 59,16% del capitale
– Imponente rete distributiva diffusa per tutta la penisola
Non mancano però da parte mia alcune perplessità, tra cui:
– La mia impressione è che i fondi di private equity vogliamo monetizzare l’investimento effettuato nel 2006 e cerchino quindi di sbolognare le loro azioni
– Politica dei dividendi opaca
– Indebitamento elevato, anche se verrà ridotto
– La società opera in regime di concessione per cui periodicamente rischia di perdere un fattore di introiti a causa di mancati rinnovi.
Personalmente non sono un amante delle Ipo, come ho scritto in numerosi precedenti articoli. I motivi sono noti ma credo che valga sempre la pena ripeterli:
– Le statistiche dimostrano che la maggioranza delle matricole in Italia scende di prezzo nel corso dei mesi successivi alla quotazione. Dal 2006 ad oggi la netta maggioranza di azioni sono scese rispetto al prezzo dell’Ipo. Alcune hanno addirittura portato i bilanci in tribunale;
– Le Ipo si fanno per due distinti motivi: per finanziare un piano di crescita oppure per fare cassa e monetizzare i sacrifici di una vita. Purtroppo spesso prevale il secondo motivo…;
– In genere le azioni in sottoscrizione riflettono prezzi e valutazioni molto alti e gonfiati rispetto al loro valore reale. Se io fossi un imprenditore all’atto di quotare una mia azienda, cercherei di spuntare il prezzo massimo e di massimizzare le mie entrate. L’imprenditore, che vende e monetizza quindi il lavoro di una vita, credo che tenda a fare il proprio interesse piuttosto che fare volontariato con i piccoli risparmiatori. Se poi aggiungiamo le fette di torta per le banche che hanno curato la quotazione, immaginate quanto sarà gonfiato il reale valore aziendale;
– Si tende a condividere il debito e non gli utili. Questo significa che le aziende solide e che macinano utili non hanno convenienza a quotarsi. Se ho un’azienda in perfetta salute perché devo cercare soci con cui condividere i miei utili?
– Se non viene quotato oltre il 50%, l’azienda non è scalabile e quindi poco appetibile;
– Aderire all’Ipo è più una scommessa che un’operazione di investimento in base alla mia metodologia operativa, dal momento che manca una banca dati dell’andamento dei prezzi da analizzare.
Confesso che in questo periodo sono ancora più scettico sulle Ipo e sulle valutazioni aziendali che vengono stilate.
Guardando il mercato italiano vedo un vero e proprio assalto alla diligenza, ossia alle tasche dei risparmiatori con una raffica di aumenti di capitale e Ipo…
Mi fa strano vedere tutte queste grandi realtà con il cappello in mano a chiedere i nostri soldi per ridurre il loro debito!
Andreotti era solito ripetere che “a pensare male si fa peccato, ma raramente si sbaglia!”.
In base al mio personale punto di vista ho deciso di rinunciare a sottoscrivere Sisal mentre mi riservo un approfondimento su Rottapharm.
Personalmente aspetterò l’ultimo giorno per decidere se richiedere il titolo.
Se la domanda sarà superiore all’offerta, considerando che solo il 5% sarà destinato agli investitori retail, allora sottoscriverò il titolo, sperando di essere sorteggiato e poi di monetizzare un veloce guadagno.
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