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Internal
dealing: comunicazioni rilevanti Nel mio precedente libro ( Indicatori e oscillatori per il trading di
precisione ) citavo una frase di Aristotelis Onassis che diceva “il
segreto negli affari è sapere qualcosa che nessun altro sa”. In verità, per guadagnare in borsa sarebbe già sufficiente “sapere
qualcosa che ancora in pochi sanno”… è il caso delle comunicazioni
rilevanti. O per dirla in inglese, che fa più professionale,
“internal dealing”. Gli “internal dealing” sono
comunicazioni che forniscono un'informativa circa le transazioni
(acquisto, vendita, sottoscrizione o scambio) compiute sui titoli di una
società quotata da parte di amministratori, sindaci e top manager
della società stessa (cd. persone rilevanti), nonché dagli azionisti
con partecipazioni superiori al 10% del capitale sociale. La finalità di queste comunicazioni
consiste nel dare trasparenza all’operatività compiuta dalle persone
rilevanti, offrendo agli investitori un valore segnaletico circa la
percezione che esse hanno sulle prospettive future della società. Attualmente gli internal dealing sono
ancora uno strumento che il piccolo investitore non conosce. Questo
libro è il primo in Italia che pone l’attenzione su questo piccolo e
semplice trucco. Gli internal dealing sono
comunicazioni di dominio pubblico e si possono reperire direttamente sul
sito di Borsa Italia ( www.borsaitalia.it oppure www.borsaitaliana.it ). Occorre registrarsi gratuitamente ed
accedere alla sezione “comunicati price sensitive” ed il gioco è
fatto… All’interno del sito, troveremo gli
ultimi 15 documenti “price sensitive”. Non c’è un database con lo storico
dei documenti per cui occorre monitorare il sito con costanza, anche un
paio di volte al giorno, per potersi costruire un file contenente tutte
le notizie utili. Le immagini seguenti mostrano come si
presenta un documento di internal dealing. Nella figura 1, che corrisponde al
primo foglio del documento, possiamo individuare il nominativo della
persona rilevante e il suo ruolo all’interno della società. Nell’immagine 2, invece possiamo
conoscere i dettagli dell’operazione: data in cui è stata eseguita
l’operazione, il tipo di operazione ( acquisto o vendita ), lo
strumento ( ad esempio azioni ), la quantità acquistata, il prezzo
d’acquisto, il controvalore e le modalità della transazione ( ad
esempio “ acquisto a mercato” ). Nel caso qui preso ad esempio si
tratta di un acquisto, avvenuto in data 7 Maggio 2007, di 1.500 azioni
Granitifiandre al prezzo di 8,4875 euro ad azione.
Figura 1
Figura 2 La logica alla base di questo
approccio al trading è semplice: chi è dentro la società, la
amministra o ne detiene una grossa fetta di capitale, detiene molte più
informazioni di noi. Quando una di queste persone esegue
un’operazione sul titolo della società che amministra o del quale è
un socio forte, ha in mano molti elementi per giudicare l’esatto
valore del titolo. Elementi che noi, e spesso anche il mercato in
generale, ignora. Se una persona bene informata compra
forse è perché dispone di buone notizie, ancora sconosciute al
mercato. Se vende, probabilmente è perché
dispone di notizie che al mercato non piaceranno. In altre parole, le “mani forti” (
come vengono chiamate in gergo borsistico ) è più facile che di
azzecchino rispetto a noi… A questo punto immagino già che molti
di voi staranno pensando
che gli internal dealing sono il sacro Graal o il mezzo per comprare ai
minimi e vendere ai massimi. Spiace deludervi ma purtroppo gli
internal dealing non sono sempre infallibili ! A titolo di esempio, mi viene in mente
Mediolanum. Ennio Doris acquista spesso azioni
della sua società ma non sempre il titolo è salito come mi sarei
aspettato. Ho citato Mediolanum, ma gli esempi
possono essere vari. In ogni caso queste comunicazioni
“price sensitive” aiutano. Male sicuramente non fanno. Certe informazioni è sempre meglio
averle che ignorarle… Gli internal dealing non saranno il sacro Graal ma senza dubbio aiutano il
trader nella scelta del titolo su cui operare. E’ un piccolo trucco ed allo stesso tempo un’arma di difesa che ha il
piccolo risparmiatore che per una volta può replicare quasi in tempo
reale le operazioni di coloro che siedono nella stanza dei bottoni. Operativamente parlando, la prima mossa è seguire ogni giorno con
costanza le comunicazioni e crearsi una database storico. Allo scopo è
sufficiente un semplice file Excel. Poi occorre analizzare i dati e
quando più persone bene informate acquistano ( o vendono ) azioni della
società di cui fanno parte, si passa ad analizzare il grafico cercando
un buon punto d’ingresso, a basso rischio, in base alle classiche
regole dell’analisi tecnica. Questo approccio operativo, basato sull’insieme di analisi tecnica e
internal dealing, è calibrato sul medio periodo. E’ un’operatività “buy & hold”, in cui si acquista e si
mantiene per settimane fino a quando il titolo sale. Ovviamente, stop
loss permettendo. Tra i casi recenti, Granitifiandre, Bca Ifis e Monrif. Granitifiandre: nell’immagine 3, potete notare come dal Maggio all’Ottobre 2006 il
titolo abbia vissuto una lunga e forte correzione che ha condotto le
quotazioni dall’area dei 9 euro all’area dei 7 euro. Tra i mesi di
Ottobre e Novembre 2006, Granitifiandre inverte a livello grafico
la tendenza e disegna un 123 rialzista, che è una configurazione
d’inversione con implicazioni rialziste. Contemporaneamente a questi
segnali grafici, gli internal dealing mostrano come alcuni
amministratori della società abbiano iniziato ad acquistare azioni
Granitifiandre a partire dall’area 7,35 euro.
Figura 3 Nel corso delle settimane gli acquisti sono proseguiti e l’attenzione si
è inevitabilmente posata sul titolo. A quel punto occorreva individuare
un buon punto d’ingresso in base all’analisi tecnica. Il momento giunse quando il titolo, dopo aver in precedenza completato con
successo un 123 rialzista, salì oltre la resistenza di 7.90 euro che
era composta dal livello dei massimi relativi precedenti. Alla chiusura
oltre il livello di resistenza, scattò il segnale d’acquisto, come
indicato nel grafico.
Figura 4 Banca Ifis: nell’immagine 5 ( grafico settimanale ) , potete notare come il titolo
bancario provenisse da una robusta fase di correzione che aveva portato
le quotazioni dall’area dei 13-14 euro alla zona di sopporto posta a
10 euro. In quest’area, mentre il titolo inizia a delineare una fase
laterale di congestione, iniziano ad arrivare alcuni internal dealing
con indicazioni di acquisto. A quel punto decido d’entrare in acquisto
su debolezza in area 10 euro. L’operazione è stata chiusa verso fine
Febbraio 2007, in area 11 euro, quando su base giornaliera era ormai
chiaro che il titolo non aveva la forza per rompere al rialzo la
congestione laterale e quindi l’area di resistenza posta a 11 euro.
Figura 5 L’ultimo caso illustrato è Monrif. L’immagine 6 mostra il grafico settimanale di Monrif e si può notare
come dall’estate 2005 quando quotava in area 1,45 euro circa il titolo
sia giunto nell’autunno 2006 sui minimi di area 1,10 euro. Tra Ottobre
e Novembre alcuni amministratori della società acquistano azioni
proprie ad un prezzo compreso tra 1,09 euro e 1,13 euro circa. A livello
grafico si stava delineando un “doppio minimo”, ossia una
configurazione d’inversione di tendenza con implicazioni rialziste. A
quel punto occorreva cercare un punto d’ingresso a basso rischio. La
decisione è stata l’acquisto su debolezza in area di supporto, ossia
a 1,10 euro, con stop loss, rigido e rigoroso, in caso di discesa sotto
il supporto di 1,07 euro. La posizione è stata chiusa ad inizio Gennaio
2007 in area 1,25 euro quando ormai il titolo mostrava evidenti segnali
di debolezza, dopo aver invano tentato di rompere al rialzo l’area di
resistenza di 1,33 euro.
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