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Nell'articolo odierno, dedicato ai certificates, ho deciso di rispondere ad una delle domande che, in quest'ultimo periodo in cui il settore delle banche è tornato in auge, mi viene rivolta con maggiore frequenza "mi consiglieresti un certificato con sottostante un titolo bancario e barriera lontana?".

 

Una risposta a questa domanda potrebbe risiedere nel certificato "Bonus cap", emesso da Unicredit, con sottostante il titolo Intesa SanPaolo e con codice isin DE000HV446U0

Se da oggi e fino a scadenza (17 dicembre 2020) il titolo azionario Intesa SanPaolo non scende mai a toccare il livello della barriera (continua intraday) di 1,2927 euro, che equivale ad un ribasso del 45% rispetto alle quotazioni attuali, a scadenza il certificato rimborserà 117,50.

Ipotizzando che non si verifichi l'evento barriera, acquistando alle quotazioni attuali in area 111,50-112, il rendimento a scadenza ammonterebbe ad un 4,77% lordo annuo.

In caso invece di evento barriera, la formula per calcolare il prezzo di rimborso è (prezzo finale / prezzo iniziale)*100.

 

Dal punto di vista operativo, è consigliabile acquistare questo certificato sulla debolezza del sottostante, magari valutando anche una strategia di ingresso frazionata.

 

Attenzione ad un dettaglio, in questo articolo non ti sto fornendo un'indicazione operativa ma sto solo rispondendo ad una domanda specifica che mi è stata rivolta più volte nel corso delle ultime sedute!

Ogni lettore dovrà analizzare il contenuto di questo articolo in base alla propria personale pianificazione finanziaria, facendosi eventualmente aiutare dal proprio consulente di fiducia.

 

Buon trading, Gabriele

 

© Riproduzione parziale o totale concessa con espressa citazione della fonte

Nel rispetto delle vigenti normative si specifica che in questo articolo il materiale è stato prodotto da Gabriele Bellelli, investitore privato e formatore (in seguito “autore”) il giorno 19 novembre alle ore 14 e diffusa al pubblico per la prima volta il 19 novembre 2019 alle ore 15. 
L’autore del presente articolo si trova in un rapporto o circostanza da cui possa ragionevolmente attendersi la compromissione della correttezza della presente comunicazione o la presenza di eventuali conflitti di interesse, a titolo esemplificativo e non esaustivo, percepisce una remunerazione per il servizio di analisi sui prodotti finanziari oggetto dell'articolo da parte dell’emittente di tali prodotti, e non detiene attualmente alcuni dei prodotti finanziari citati. 
In particolare, l’autore non detiene una posizione corta o lunga netta superiore alla soglia dello 0,50% del capitale azionario totale emesso dagli emittenti al quale la raccomandazione si riferisce, e non detiene neanche indirettamente una posizione netta superiore alla soglia dello 0,50% del capitale azionario totale emesso dagli emittenti al quale la raccomandazione si riferisce anche indirettamente, non è un market maker o un fornitore di liquidità per gli strumenti finanziari dell’emittente, non ha svolto nei 12 mesi precedenti la funzione di capofila o capofila associato di un’offerta pubblica di strumenti finanziari dell’emittente, non è parte di un accordo con l’emittente sulla prestazione di servizi di impresa di investimento e non è parte di un accordo con l’emittente relativo alla produzione della raccomandazione.
I contenuti del presente articolo sono elaborati sulla base delle seguenti fonti di informazione: Investimenti.Unicredit.it e Cedlab, che l’autore ritiene attendibili per quanto a sua conoscenza, senza tuttavia poterne garantire l’assoluta affidabilità.
Le valutazioni in merito agli strumenti finanziari sono state elaborate in base a modelli proprietari creati dall’autore. Le informazioni in merito ai modelli proprietari utilizzati sono consultabili sul sito Bellelli.biz (sito attualmente in ristrutturazione)
A seguito di una personale valutazione dell’autore il grado di rischio comportato degli strumenti finanziari oggetto di valutazione nel presente articolo è elevato. 
Ad ogni buon conto, si ricorda che per loro stessa natura le affermazioni prospettiche comportano rischi e incertezze, in quanto relative a eventi e circostanze futuri, di conseguenza i risultati effettivi, le performance, i rendimenti e/o i risultati economici complessivi possono discostarsi significativamente da quelli descritti o suggeriti nelle affermazioni prospettiche contenute nel presente seminario. 
In generale, si ricorda che l’investimento in strumenti finanziari comporta il rischio di subire delle perdite del capitale investito, che nella peggiore delle ipotesi può arrivare fino alla perdita totale dello stesso. 
In considerazione di ciò, ogni eventuale decisione di investimento negli strumenti finanziari oggetto del presente seminario e il relativo rischio rimangono a carico del destinatario della stessa, che dovrà analizzare e approfondire, eventualmente facendosi affiancare da un professionista di fiducia, le caratteristiche di ogni strumento finanziario per verificarne la compatibilità con la propria pianificazione finanziaria personale e il proprio grado di rischio.
I contenuti sono stati prodotti sulla base dei dati, delle informazioni e delle quotazioni rilevale il giorno 19 novembre 2019 alle ore 14.45.
Non è previsto un aggiornamento dei contenuti di questo articolo.
L’elenco delle raccomandazioni diffuse nei precedenti 12 mesi sarà a breve reperibile sul sito Bellelli.biz (sito attualmente in ristrutturazione)

Si rileva anche che l’autore del seguente materiale e seminario non è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e che pertanto potrebbe detenere alcuni dei valori mobiliari oggetto del seguente articolo.
Inoltre le informazioni contenute all’interno di questo articolo non costituiscono un servizio di consulenza finanziaria o un consiglio operativo, né costituiscono sollecitazione al pubblico risparmio, o a qualsivoglia forma di investimento.
I risultati presentati non costituiscono alcuna garanzia relativamente ad ipotetiche performance future. 
Il materiale illustrato ha scopo puramente didattico, e l’autore, nonostante abbia messo la massima cura nell’elaborazione dei dati e dei testi, declina ogni responsabilità su eventuali inesattezze dei dati riportati e chiunque investa i propri risparmi prendendo spunto dalle indicazioni riportate, lo fa a proprio rischio e pericolo.

 

 

Da giorni numerosi giornali e siti internet pubblicizzano la quotazione della nuova obbligazione emessa da Banca Imi a tasso fisso con cedola del 2,30% in dollaro Usa con scadenza nel 2023.

Nello specifico mi riferisco all'obbligazione "Imi Opera Xii Tf 2,3% Ot23 Usd" con codice isin XS2066559928.

 

Probabilmente anche tu avrai notato questa pubblicità e ti starai chiedendo se è una obbligazione da acquistare e da mettere in portafoglio.

 

Per rispondere a questa domanda, occorre effettuare due passaggi.

 

Il primo passaggio consiste nell'analizzare le caratteristiche dell'obbligazione per verificare che sia in linea con la tua personale pianificazione finanziaria.

In questo caso, l'analisi è semplice perchè si tratta di una classica obbligazione a tasso fisso con cedola del 2,30% che viene pagata con cadenza annuale,  con taglio minimo di 2.000 Usd e scadenza nel 2023.

L'emittente è Banca Imi che ha rating "BBB" ,secondo l'agenzia S&P, e che appartiene al gruppo Banca Intesa SanPaolo, che in questo momento è probabilmente la realtà bancaria più solida in Italia.

La caratteristica saliente è che l'obbligazione è emessa in dollari e, di conseguenza, espone l'investitore al rischio cambio valutario.

Se la scadenza 2023 è in linea con il tuo orizzonte temporale e il uo obiettivo finanziario è quello di incassare entrate periodiche e se desideri esporti sulla valuta americana, probabilmente si tratta di una obbligazione da valutare per il tuo portafoglio e che merita quindi di essere ulteriormente approfondita, effettuando anche il secondo passaggio dell'analisi. 

 

Il secondo passaggio consiste nell'effettuare un confronto tra questa obbligazione e le sue "gemelle”, che sono le obbligazioni emesse dallo stesso emittente con caratteristiche simili, come valuta, scadenza, tasso di interesse…

Come al solito, anche in questa occasione, sono stati sufficienti pochi minuti per individuare numerose obbligazioni gemelle e per constatare come anche questa volta offrano un rendimento superiore all’obbligazione pubblicizzata!

 

obbligazione banca Imi Opera Xii Tf 23 Ot23 Usd XS2066559928

 

I numeri non mentono... questa obbligazione è tanto pubblicizzata quanto avara di rendimento!

Nella tabella l'obbligazione tanto pubblicizzata è infatti all'ultimo posto e ci sono ben 3 obbligazioni gemelle che, a parità di condizioni e di rischio, ti permettono di ottenere un rendimento superiore!

 

Un esempio è costituito dall’obbligazione banca Imi Opera X Tf 5,5% Nv23 Usd con isin XS1895777370 che al prezzo attuale di 109,31 offre un rendimento annuo del 2,99%.
Se invece preferisci acquistare obbligazioni ad un prezzo uguale a quello nominale e di rimborso, puoi valutare invece l'obbligazione banca Imi Collezio Mc Ge23 Usd con isin XS1341083639, che al prezzo di 100,13 offre un rendimento annuo del 2,90%.

 

Come puoi osservare dalla tabella, questa obbligazione non è certo un’eccezione ma ci sono numerose obbligazioni Banca Imi in dollaro Usa che presentano un rendimento superiore a quello dell’obbligazione tanto pubblicizzata e che, molto probabilmente, stanno vendendo a piene mani in tutte le filiali di banca Intesa SanPaolo.

Morale della favola: non ti conviene certamente sottoscrivere l’obbligazione che ti hanno consigliato!

 

Prova ad osservare questa sitazione da un punto di vista numerico, in modo da rendere ancora più evidente la differenza in termini di rendimento.
Se acquisti questa nuova obbligazione ottieni un rendimento del 2,41% mentre se acquisti l'obbligazione migliore ottieni un rendimento del 2,99%, che significa un rendimento superiore dello 0,58%. 

 

Prova a pensare, solo in questo caso, hai potuto ottenere un rendimento superiore quasi dello 0,60% annuo, che è quantificabile in un maggiore guadagno di 580 euro (ogni anno!) su un investimento di 100 mila euro.
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© Riproduzione parziale o totale concessa con espressa citazione della fonte

Nel rispetto delle vigenti normative si specifica che in questo articolo il materiale è stato prodotto da Gabriele Bellelli, investitore privato e formatore (in seguito “autore”) il giorno 17 novembre alle ore 14 e diffusa al pubblico per la prima volta il 17 novembre 2019 alle ore 16.30. 
L’autore del presente articolo non si trova in un rapporto o circostanza da cui possa ragionevolmente attendersi la compromissione della correttezza della presente comunicazione o la presenza di eventuali conflitti di interesse, a titolo esemplificativo e non esaustivo, non percepisce una remunerazione per il servizio di analisi sui prodotti finanziari oggetto dell'articolo da parte dell’emittente di tali prodotti, e non detiene attualmente alcuni dei prodotti finanziari citati. 
In particolare, l’autore non detiene una posizione corta o lunga netta superiore alla soglia dello 0,50% del capitale azionario totale emesso dagli emittenti al quale la raccomandazione si riferisce, e non detiene neanche indirettamente una posizione netta superiore alla soglia dello 0,50% del capitale azionario totale emesso dagli emittenti al quale la raccomandazione si riferisce anche indirettamente, non è un market maker o un fornitore di liquidità per gli strumenti finanziari dell’emittente, non ha svolto nei 12 mesi precedenti la funzione di capofila o capofila associato di un’offerta pubblica di strumenti finanziari dell’emittente, non è parte di un accordo con l’emittente sulla prestazione di servizi di impresa di investimento e non è parte di un accordo con l’emittente relativo alla produzione della raccomandazione.
I contenuti del presente articolo sono elaborati sulla base delle seguenti fonti di informazione: Borsaitaliana, Eurotlx e BancaImi.com, che l’autore ritiene attendibili per quanto a sua conoscenza, senza tuttavia poterne garantire l’assoluta affidabilità.
Le valutazioni in merito agli strumenti finanziari sono state elaborate in base a modelli proprietari creati dall’autore. Le informazioni in merito ai modelli proprietari utilizzati sono consultabili sul sito Bellelli.biz (sito attualmente in ristrutturazione)
A seguito di una personale valutazione dell’autore il grado di rischio comportato degli strumenti finanziari oggetto di valutazione nel presente articolo è elevato. 
Ad ogni buon conto, si ricorda che per loro stessa natura le affermazioni prospettiche comportano rischi e incertezze, in quanto relative a eventi e circostanze futuri, di conseguenza i risultati effettivi, le performance, i rendimenti e/o i risultati economici complessivi possono discostarsi significativamente da quelli descritti o suggeriti nelle affermazioni prospettiche contenute nel presente seminario. 
In generale, si ricorda che l’investimento in strumenti finanziari comporta il rischio di subire delle perdite del capitale investito, che nella peggiore delle ipotesi può arrivare fino alla perdita totale dello stesso. 
In considerazione di ciò, ogni eventuale decisione di investimento negli strumenti finanziari oggetto del presente seminario e il relativo rischio rimangono a carico del destinatario della stessa, che dovrà analizzare e approfondire, eventualmente facendosi affiancare da un professionista di fiducia, le caratteristiche di ogni strumento finanziario per verificarne la compatibilità con la propria pianificazione finanziaria personale e il proprio grado di rischio.
I contenuti sono stati prodotti sulla base dei dati, delle informazioni e delle quotazioni rilevale il giorno 15 novembre 2019 alle ore 17.30.
Non è previsto un aggiornamento dei contenuti di questo articolo.
L’elenco delle raccomandazioni diffuse nei precedenti 12 mesi sarà a breve reperibile sul sito Bellelli.biz (sito attualmente in ristrutturazione)

Si rileva anche che l’autore del seguente materiale e seminario non è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e che pertanto potrebbe detenere alcuni dei valori mobiliari oggetto del seguente articolo.
Inoltre le informazioni contenute all’interno di questo articolo non costituiscono un servizio di consulenza finanziaria o un consiglio operativo, né costituiscono sollecitazione al pubblico risparmio, o a qualsivoglia forma di investimento.
I risultati presentati non costituiscono alcuna garanzia relativamente ad ipotetiche performance future. 
Il materiale illustrato ha scopo puramente didattico, e l’autore, nonostante abbia messo la massima cura nell’elaborazione dei dati e dei testi, declina ogni responsabilità su eventuali inesattezze dei dati riportati e chiunque investa i propri risparmi prendendo spunto dalle indicazioni riportate, lo fa a proprio rischio e pericolo.

 

Negli ultimi mesi numerosi miei lettori, in seguito ai miei articoli in cui dimostravo la maggiore efficienza e il minore costo degli ETF rispetto ai fondi comuni di investimento, sono andati in banca e hanno espressamente chiesto di sostituire i fondi presenti all’interno del loro portafoglio con degli ETF.

 

Apriti cielo!

Banche e promotori hanno iniziato ad alzare le barricate, arrampicandosi sugli specchi e cercando di dissuadere il risparmiatore dal variare il portafoglio.

 

Per strapparti un sorriso, anche se in realtà ci sarebbe da piangere, ti racconto alcune delle bugie più fantasiose che in questi mesi sono state raccontate ad alcuni dei miei lettori:

-“gli ETF sono più pericolosi dei fondi

-“gli ETF possono fallire

-“negli ETF non sai cosa c’è dentro e rischi che ci finiscano i prodotti tossici

-“la nostra banca non li può negoziare

 

In seguito a queste numerose email, ho deciso di scrivere questo articolo per spiegarti

che cosa sono gli ETF

come funzionano gli ETF

quali vantaggi comportano per il tuo portafoglio gli ETF

perché la tua banca non ti consiglia mai di investire con gli ETF

 

Che cosa sono gli ETF

ETF è l’acronimo di “Exchange Traded Fund” ed identifica un fondo di investimento che si caratterizza per

essere quotato in borsa e quindi negoziato in temo reale, come un’azione o una obbligazione

essere un prodotto a replica passiva con l’unico obiettivo d’investimento di replicare fedelmente l’andamento del benchmark, ossia dell’indice a cui è collegato, come ad esempio l’indice Ftse Mib per quanto riguarda il mercato azionario italiano.

Dal momento che un ETF è sostanzialmente un fondo di investimento quotato, avrai compreso al volo come sia una colossale bugia che “ETF sono più pericolosi dei fondi di investimento”.

 

Quali vantaggi comportano gli ETF ad un investitore

I vantaggi sono numerosi, ti sintetizzo i principali, anche se ce ne sarebbero anche altri da citare, ma per esigenze di sintesi mi limito ai primi 10 + 1.

✓ costi ridotti rispetto ai fondi

✓ maggiore efficienza rispetto ai fondi

✓ ampia diversificazione interna e assenza rischio specifico

✓ assenza del rischio default

✓ possibilità di investire in ogni asset class (liquidità, obbligazioni, azioni, immobiliare)

✓ assenza di lotto minimo e possibilità di investire anche capitali ridotti

✓ trasparenza di prezzo

✓ duttilità

replica passiva

possibilità di prescindere dallo stock picking

possibilità di implementare numerose strategie: piani di accumulo, strategie statiche e dinamiche

 

Il primo vantaggio è indubbiamente rappresentato dai costi di gestione estremamente ridotti rispetto a quelli che gravano sui fondi comuni di investimento.

Devi infatti sapere che i fondi comuni di investimento, oltre alle commissioni di gestione annua, che ammontano mediamente al 1,80 – 2%, presentano spesso anche costi di performance, di entrata oppure di uscita, che ne zavorrano pesantemente le performance.

Al contrario invece gli ETF presentano solo le commissioni di gestione annue, che ammontano mediamente intorno allo 0,30%-0,40%, a cui dovrai aggiungere la commissione di acquisto (commissioni di negoziazione), che sono quelle che si pagano alla propria banca all’atto dell’acquisto o della vendita delle quote di un ETF e che rappresentano un costo estremamente contenuto, dal momento che le principali banche online offrono questo servizio ad un prezzo di circa 5-20 euro ad operazione.

 

Le commissioni di gestione annua sono invece le commissioni che incassa la società che amministra l’ETF e sono sintetizzate nel dato del TER, che è l’acronimo di “total expense ratio”, anche se alcune società chiamano questo valore come “spese correnti” o “commissioni totali annue”.

Il valore del TER medio degli ETF è intorno allo 0,30-0,40% annuo, contro una media del 1,80-2% dei fondi di investimento, ed è un dato pubblico e trasparente, dal momento che è possibile consultarlo in qualsiasi momento sia sul sito di Borsa Italiana che sul sito dell’emittente.

 

Sono tanti anni che ti metto in guardia sui minori costi degli ETF, come puoi constatare leggendo l’articolo “A Natale vai in vacanza a Dubai, gratis e alla faccia della tua banca!, ma preferisco ribadire nuovamente il concetto con un esempio concreto, a beneficio soprattutto dei nuovi lettori.

 

Immagina due fratelli che lo stesso giorno investono lo stesso ammontare monetario di denaro (20.000 euro) nello stesso sottostante (azioni americane) ma investendo i due strumenti finanziari diversi: uno acquisterà un fondo comune di investimento, ad esempio il fondo “Allianz US Equity Fund CT Cap EUR” e uno acquisterà un ETF, ad esempio iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc) (isin IE00B5BMR087).

Il fratello che ha acquistato il fondo, avrà un costo di gestione annuo, che in gergo tecnico si chiama “spese correnti”, del 2,51% che su un capitale investito di 20 mila euro, equivale a 502 euro.

Al contrario invece, il fratello che ha acquistato l’ETF avrà un costo dello 0,07% che su un capitale investito di 20 mila euro, equivale a 14 euro (si, hai capito bene, il costo è di soli 14 euro all'anno!).

Non serve una laurea in matematica per comprendere come a livello di costi, non ci sia confronto: il fratello che ha investito attraverso unETF ha un risparmio ogni anno di 488 euro, a parità di investimento e di capitale investito.

 

A questo punto probabilmente ti starà girando per la testa una domanda “dove è il trucco? Come mai i fondi hanno un costo di gestione annuale elevato mentre, al contrario, gli ETF hanno un costo così ridotto?

Il motivo del minor costo di un ETF rispetto ad un fondo risiede in un insieme di motivi: un primo motivo consiste nella gestione passiva, invece che quella (pseudo) attiva dei fondi, mentre un secondo motivo consiste nella minore rotazione di portafoglio degli ETF rispetto ai fondi.

 

A questo punto probabilmente ti verrà spontanea un’altra domanda “come mai la mia banca o il mio promotore finanziario non mi ha mai consigliato questo prodotto?”.

La risposta a questa tua domanda è il terzo motivo per cui un ETF costa meno di un fondo: gli ETF non hanno una rete commerciale di venditori da sostenere e da finanziare, come banche e promotori finanziari.

Per dirtela in modo chiaro e diretto: banche e promotori finanziari non ti consiglieranno mai di acquistare un ETF perché questo prodotto non costituisce per loro nessuna fonte di guadagno, dal momento che non gli retrocede nessuna commissione.

Prova a metterti nei panni di una banca o di un promotore finanziario, anche loro "tengono famiglia": se vendi un ETF ad un cliente per un controvalore di 20 mila euro, incassi una sola volta la commissione di acquisto che, come abbiamo detto prima, ammonta a circa 5-10 euro con le banche online.

Al contrario invece, se vendi un fondo di investimento che ha un costo annuo di gestione del 2,51%, incassi in automatico una lauta commissione ogni anno, fino a quando l’investitore non liquiderà le quote!

 

Sintetizzando al massimo, possiamo dire che i fondi comuni fanno arricchire il bilancio della banca e, contemporaneamente, impoverire le tasche del risparmiatore mentre, al contrario, gli ETF rappresentano un’ottima soluzione di investimento per il risparmiatore.

Il secondo vantaggio degli ETF rispetto ai fondi comuni di investimento è la loro maggiore efficienza.

A causa dei costi elevatiche vengono caricati sui fondi, le performance sono zavorrate e ne risentono negativamente.

Le banche ti raccontano la bugia che i fondi hanno un costo elevato perché c’è un gestore in gamba che è in grado di battere il benchmark, ossia di ottenere performance e risultati migliori rispetto al parametro di riferimento, ad esempio un indice del mercato azionario americano.

La realtà dimostra esattamente il contrario: quasi tutti i fondi sono un prodotto inutilmente costoso che ottiene performance mediamente scadenti e, quelle rare volte che per un anno un fondo batte davvero il benchmark, non è per perizia del gestore ma per pura casualità, dal momento che gli anni successivi torna a fare peggio del mercato.

 

Per darti un’idea concreta di questa differenza di performance e della maggiore efficienza degli ETF, ti illustro il confronto tra la performance dell'ETF "iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc) "(linea celeste) e del fondo "Allianz US Equity Fund CT Cap EUR" (linea blu).

 etf più efficienti dei fondi 1

 

Anche in questo caso non serve una laurea in matematica per notare il sistematico e progressivo divario tra la performance dell’ETF e quella del fondo.

 

Allo stesso tempo, i numeri, che sono oggettivi e non possono essere interpretati arbitrariamente, segnalano in modo evidente la maggiore efficienza delle performance dell'ETF rispetto a quelle del fondo.
L'ETF nel corso degli ultimi hanno ha registrato una performance superiore a fronte di un minore grado di rischio, come illustrato nella tabella sottostante.
Nel corso degli ultimi anni l'ETF ha offerto un rendimento medio annuo del 15,20% con una performance complessiva del 102,91% a fronte di una volatilità del 13,37% e un massimo drawdown del 19,02% mentre, nell'arco dello stesso periodo di tempo, il fondo è aumentato ha registrato un rendimento medio del 11,31% con una performance complessiva del 70,85% a fronte di una volatilità del 14,35% e un drawdown del 20,68%.

 etf più efficienti dei fondi 2

 

A questo punto hai già in mano una prima soluzione per rendere più efficiente il tuo portafoglio: non devi fare altro che vendere i fondi e sostituirli con i relativi ETF, ossia quelli che investono nello stesso sottotante.

In questo modo, a parità di asset allocation e di rischio di portafoglio, ridurrai i costi e migliorerai le performance del tuo portafoglio!

E ti garantisco che non è mica poco!

 

Il terzo vantaggio è costituito dall’elevata diversificazione interna che elimina il rischio specifico e riduce il rischio di portafoglio.

Quando acquisti un ETF infatti acquisti un ampio paniere di titoli (azioni oppure obbligazioni, a seconda della tipologia di ETF selezionato) con la conseguenza concreta di diversificare ampiamente il tuo portafoglio e di diminuire, di conseguenza, il rischio complessivo del tuo investimento.

 

Il quarto vantaggio è costituito dal fatto che gli ETF non possono fallire, dal momento che come per i fondi di investimento, il patrimonio di un ETF è segregato (depositato presso una banca collocatrice) rispetto a quello della Società che lo gestisce e questo significa che, in caso di default della società che lo gestisce, il patrimonio dell’ETF non è aggredibile da parte di eventuali creditori.

Gli ETF quindi non sono esposti al rischio di insolvenza, neanche in caso di fallimento della società che lo gestisce e che si occupa della sua distribuzione.

 

Il quinto vantaggio è costituito dal fatto che oggi gli ETF ti permettono di investire in ogni asset class, come ad esempio il mercato monetario, l’obbligazionario, l’azionario, l’immobiliare o le materie prime.

Non solo ma ti permettono di accedere anche a mercati o sottostanti che generalmente sono difficilmente raggiungibili per il risparmiatore, come ad esempio l’azionario africano o l’obbligazionario dei paesi asiatici.

Questo vantaggio è spesso sottovalutato ma in realtà rappresenta un duplice pregio: da un lato favorisce la diversificazione del portafoglio e dall’altro aumenta le opportunità di investimento per l’investitore.

 

Il sesto vantaggio è costituito dal fatto che gli ETF richiedono un investimento monetario minimo estremamente ridotto.

Dal momento che gli ETF non presentano un taglio minimo di negoziazione, come nel caso delle obbligazioni, è possibile sottoscrivere anche solo 1 quota.

Questo significa che se un ETF ha una quotazione di 21 euro, la quantità minima negoziabile sarà di 1 quota, ossia di 21 euro.

Questo vantaggio è particolarmente utile quando l’investitore possiede un capitale monetario ridotto ma giustamente desidera farlo fruttare e diversificarlo in modo opportuno.

 

Il settimo vantaggio è costituito dalla trasparenza del prezzo degli ETF.

Dal momento che gli ETF sono quotati su un mercato regolamentato, come quello di Borsa Italiana, è possibile negoziarli in tempo reale, come con le obbligazioni o le azioni.

Questo significa che, attraverso la tua banca online, li puoi acquistare o vendere con un click del mouse e ottenere immediatamente il prezzo di eseguito dell’operazione.

Ovviamente se sei cliente di una banca tradizionale oppure delle Poste oppure di un Private e non hai una piattaforma online (in gergo tecnico si chiamano “home banking” o “trading online”), puoi acquistare gli ETF direttamente allo sportello.

Non c’è alcun dubbio che questo rappresenti una fattore di grande trasparenza, dal momento che invece, quando acquisti un fondo di investimento, la tua banca ti comunica il prezzo di acquisto e il numero preciso di quote sottoscritte solo nei giorni successivi. E il discorso è analogo in occasione della vendita delle quote del fondo.

 

L’ottavo vantaggio è costituito dalla duttilità che nel caso degli ETF assume molteplici forme.

Oltre alla possibilità di investire su ogni asset class e sottostante, che ti ho appena descritto, gli ETF ti permettono di implementare strategie rialziste, ribassiste o in leva oppure puoi investire in Euro o in valuta estera oppure optare per un ETF con la copertura del cambio, per evitare di essere esposto al rischio valutario, ad esempio se il sottostante in cui desideri acquistare è denominato in dollari.

 

In tema di duttilità, un altro aspetto fondamentale, che viene sempre ignorato, è rappresentato dal fatto che per il tuo portafoglio puoi valutare di acquistare un ETF a distribuzione oppure ad accumulo dei proventi.

 

Gli ETF a distribuzione, come dice il nome stesso, distribuiscono i proventi staccati dai titoli che compongono il portafoglio.

La frequenza della distribuzione non è univoca e può essere mensile, trimestrale, semestrale oppure annuale.

Al contrario invece gli ETF ad accumulo invece non distribuiscono i proventi che vengono automaticamente reinvestiti nello stesso ETF.

 

La distinzione tra ETF ad accumulo oppure a distribuzione è quasi sempre ignorata dal piccolo risparmiatore ma invece andrebbe tenuta in grande considerazione, dal momento che è fonte di elevata differenza di performance e di rendimento nel medio-lungo periodo.

Se il tuo obiettivo finanziario è di incassare entrate periodiche, non hai alternative devi necessariamente orientarti verso l’acquisto di ETF a distribuzione.

Al contrario invece, se il tuo obiettivo è massimizzare il rendimento oppure ottimizzare l’impatto fiscale, devi necessariamente privilegiare gli ETF ad accumulo dei proventi.

Devi infatti sapere che differire in avanti nel tempo il pagamento delle imposte sulle cedole, permette di ottimizzare il reinvestimento e quindi di massimizzare il rendimento.

Il possessore di un ETF ad accumulo infatti reinvestirà in automatico ogni interesse maturato e pagherà le imposte solo quando effettuerà il riscatto e solamente sulle quote che deciderà di liquidare.

La conseguenza di questa procedura è che gli ETF ad accumulo sono nettamente più efficienti dal punto di vista fiscale, soprattutto in ottica di lungo periodo, rispetto a quelli a distribuzione.

 

Un esempio ti dimostrerà l’ampiezza di questa differenza, che ad occhio è difficile percepire.

Immagina due fratelli che devono investire ciascuno 10 mila euro e che si recano in banca e acquistano lo stesso ETF, che investe nello stesso sottostante, ma con la differenza che uno opterà per un prodotto a distribuzione e l’altro per uno ad accumulo.

Ipotizza che siano trascorsi 30 anni, durante i quali ogni anno il sottostante dell’ETF è aumentato del 5%.

La performance migliore l’avrà ottenuta il fratello che ha optato per l’ETF ad accumulo che si ritroverà con un controvalore di 34.582,37 euro mentre invece l’altro fratello, che aveva optato per l’ETF a distribuzione, che ha subito annualmente un prelievo del 26%, si ritroverà con un ammontare monetario di 29.741,49 euro, come illustrato nella tabella sottostante.

Questi numeri confermano come il rimandare in avanti nel tempo il pagamento delle imposte e reinvestire puntualmente l’intera cedola comporta un importante vantaggio in termini monetari nel lungo periodo.

 

Dal punto di vista operativo, conoscere le conseguenze appena descritte, rappresenta un fattore prezioso per impostare la tua personale pianificazione finanziaria.

Se infatti il tuo obiettivo finanziario è quello di ottenere una entrata periodica, non hai altra scelta che optare per un ETF a distribuzione.

Al contrario invece, se non hai necessità di incassare cedole e il tuo obiettivo è quello di massimizzare il rendimento, dovresti rinunciare al fascino della cedola per optare su un più efficiente fiscalmente ETF ad accumulo.

 

Il nono vantaggio è costituito dalla “replica passiva”.

Gli ETF infatti non sono amministrati da un gestore fisico ma da un algoritmo che replica in modo passivo la composizione del benchmark e del paniere sottostante; in questo modo l’ETF replicherà in modo perfetto sia l’andamento dei prezzi che la loro volatilità.

Oltre al costituire un fattore di minore costo, la replica passiva impedisce che l’ETF possa realizzare sotto-performance rispetto al benchmark di riferimento, che è una criticità invece frequente tra i fondi comuni di investimento, che quasi mai riescono a battere il benchmark, anche se si fanno pagare lautamente per farlo.

 

Il decimo vantaggio è che costituito dal fatto che acquistare un ETF in sostituzione delle singole azioni o obbligazioni, ti permette di evitare di concentrarti nella analisi e selezione del singolo titolo, che in gergo tecnico è chiamata “stock picking”.

Dal punto di vista operativo dovrai concentrarti solo nell’analisi della tendenza generale del sottostante, come un indice azionario, che generalmente è un compito meno complicato rispetto ad individuare la tendenza di una singola azione.

 

L’undicesimo vantaggio è che l’ETF rappresenta un’ottima soluzione sia per l’investitore che per il trader dal momento che si presta ad essere utilizzato all’interno di numerose strategie di investimento.

Dal punto di vista operativo infatti è possibile utilizzare gli ETF in 4 differenti modalità:

 piano di accumulo 

 strategie statiche 

 strategie basate sull'incassare entrate periodiche 

 strategie dinamiche 

trading di breve periodo

 

I piani di accumulo (PAC) sono soluzioni di investimento efficienti per personalizzare il portafoglio e per accumulare un capitale nel corso del tempo per soddisfare esigenze future, come ad esempio l'università dei figlio oppure smettere di lavorare in anticipo, rispetto all'età della pensione.
L'esempio classico è quello di investire uno specifico ammontare monetario, ad esempio 100 euro al mese, per un determinato periodo di tempo, ad esempio 10 anni.
In realtà esistono soluzioni più efficienti di quella appena descritta e che ti insegnerò nel corso "investire con gli ETF" che iniziarà lunedì 28 ottobre e che si svolgerà online.
Dal momento che gli ETF non hanno lotto minimo e ti permettono di investire in ogni asset class, sono uno strumento efficientissimo per personalizzare e diversificare il tuo piano di accumulo, ottenendo risultati assolutamente interessenti (rendimento medio annuo del 5,31%) come descritto nell'immagine sottostante.

pac etf strategia

Le strategie statiche ("passive") prevedono di determinare l'asset allocation ideale, in base alla personale pianificazione finanziaria (obiettivo finanziario, grado di rischio e ottica temporale) e di ribilanciare il portafoglio con una determinata frequenza.
Si tratta di strategie semplici da realizzare e da gestire, anche per chi muove i primi passi sui mercati finanziari, ma che permettono di ottenere ottimi rendimenti, come nel caso sottostante del 7% annuo con un drawdown massimo del 14%, anche in funzione del poco tempo da dedicare al portafoglio (bastano anche solo un paio di ore all'anno).

etf strategia statica passiva 

Le strategie dinamiche ("attive") prevedono di modificare la composizione del portafoglio, variando periodicamente l'asset allocation, in funzione delle mutate condizioni di mercato.
Si tratta di strategie che permettono di ottimizzare il rapporto rischio-rendimento, diminuendo il rischio rispetto alle strategie statiche, a fronte di rendimenti assolutamente interessanti, come illustrato nell'immagine sottostante che rappresenta una strategia con un rendimento annuo del 6% con un drawdown massimo del 7%.
Anche in questo caso si tratta di strategie facili da gestire e replicare da ogni investitore,anche da chi è neofita, ma in questo caso l'impegno per l'investitore è leggermente superiore in termini di tempo,anche se occorrono un paio di ore al mese.

etf strategia dinamica attiva

 

Ti insegnerò tutte queste strategie nel corso "INVESTIRE CON GLI ETF" che iniziarà lunedì 28 ottobre, che si svolgerà online e alla sera, e a cui puoi iscriverti oggi usufruendo di un ottimo sconto! 

 

Mi raccomando, non pensare che queste strategie di investimento siano complicate!

È vero il contrario! Sono tutte strategie semplici, replicabili al 100%, anche da chi muove i primi passi sui mercati finanziari, e richiedono solo poche ore a settimana, oppure al mese, a seconda delle strategie che si applicano, per ottenere risultati esattamente uguali a quelli descritti nei grafici precedenti.

 

Se desideri approfondire questi argomenti ed ottenere gli stessi risultati dei grafici precedenti, imparando a conoscere e selezionare gli ETF per costruire e gestire un portafoglio profittevole ed a rischio contenuto, investendo in modo consapevole, autonomo e indipendente dai consigli della tua banca o del tuo promotore finanziario, che sono sempre in conflitto con i tuoi interessi, iscriviti subito al mio corso "investire con gli ETF" che inizierà il 28 ottobre e a cui puoi iscriverti oggi, usufruendo di un ottimo sconto 

 

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E' online la registrazione della video conferenza "PRIMI PASSI NEI CERTIFICATES"

Puoi consultare la registrazione, cliccando su questo link https://www.youtube.com/watch?v=qD1ffcFm6Ow

 

Ti ricordo che il prossimo lunedì 28 ottobre inizierà il mio corso "INVESTIRE CON GLI ETF" in cui imparerai a selezione gli ETF per costruire e gestire un portafoglioprofittevole ed a rischio contenuto, investendo in modo consapevole, autonomo e indipendente dai consigli della tua banca o del tuo promotore finanziario, che sono sempre in conflitto con i tuoi interessi!

 

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Durante il corso "investire con gli ETF" imparerai a
 diventare autonomo nelle tue scelte di investimento
 essere indipendente dai consigli della tua banca o del tuo promotore finanziario, che sono sempre in conflitto con i tuoi interessi
 creare un portafoglio profittevole ed a rischio contenuto
 strategie oggettive, semplici e replicabili al 100%, anche da chi muove i primi passi sui mercati finanziari
 selezionare i migliori ETF ed ETC
costruire un paniere di ETF efficiente e diversificato 
 ottenere "entrate periodiche" e mettere a "reddito" il tuo portafoglio, evitando completamente il rischio default
 accumulare un buon patrimonio implementando in modo efficiente un piano di accumulo
 gestire il portafoglio attraverso strategie statiche e passive
 implementare strategie di portafoglio attive e dinamiche
 dedicare solo un paio di ore a settimana o al mese alla gestione del portafoglio



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Non ho scelto questo titolo volutamente provocatorio per parlarti del nuovo film natalizio dei fratelli Vanzina con Boldi e De Sica ma per descriverti in modo vivido e concreto come sia possibile ridurre fortemente i costi e, contemporaneamente, aumentare i guadagni del tuo portafoglio per investire in modo più efficiente i tuoi sudati risparmi! 

 

L'antefatto è il seguente: oggi un iscritto al mio gruppo chiuso su Facebook "Gabriele Bellelli - Trading & Investing" (a cui puoi iscriverti, cliccando su questo linkmi ha chiesto di fornire un parere sul suo portafoglio, composto da fondi comuni di investimenti, che è riassunto nell'immagine sottostante.

 portafoglio fondi

 

Il primo passaggio consiste nell'analizzare le caratteristiche dei singoli fondi e nel conteggiare i costi di gestione annui.

 

Nello svolgere questo primo passaggio, ti confesso che sono rimasto stupito da due dettagli.

 

Il primo dettaglio è che i fondi sono quasi tutti di recente emissione, a dimostrazione che il consulente ha appioppato al cliente i prodotti che doveva assolutamente collocare, ad ogni cliente che gli fosse capitato a tiro, per raggiungere il budget della raccolta della filiale.

 

Il secondo dettaglio che mi ha colpito sono gli elevatissimi costi di gestione annui: il costo medio di gestione annuo, chiamato in gergo tecnico "spese correnti", ammonta al 2,13% che, su un portafoglio di 100 mila euro, equivale ad un costo di 2.130 euro!

Si, hai capito bene: duemila-centro-trenta euro che ogni anno escono della tasche del cliente per rimpinguare quelle della banca e del promotore finanziario!
Praticamente una lauta tredicesima che il cliente regala alla banca...non so a te, ma a me sembra una rapina a mano armata! 


costo dei fondi

 

Se non hai dimestichezza con i termini tecnici, ti informo che la voce "spere correnti" è un indicatore sintetico di costo di un fondo di investimento che viene creato con lo scopo di valutare quanto incidono i costi e le spese di gestione sul capitale investito.
Nello specifico, il voce "spese correnti" è conteggiata sommando quasi tutte le voci di costo: commissioni annue di gestione, costi di amministrazione, legali, di revisione, di custodia e compenso per la banca depositaria. 
Fai attenzione però, perchè in realtà il costo di un fondo è generalmente superiore a quello indicato dalle "spese correnti", dal momento che questa voce non contempla importanti fonti di costo per il risparmiatore, come le commissioni di sottoscrizione, di rimborso, di switch o di performance (quando previsti), oltre ai costi di compravendita titoli sostenuti dal gestore. 

 

Soprattutto di questi tempi con i tassi a zero e con i rendimenti striminziti, l'incidenza di costi annuali così alti rischia di vanificare ogni possibilità di guadagno per il cliente!
Ovviamente per la proprietà transitiva, questi elevati costi sono grasso che cola per le tasche della banca...

 

Attenzione, non ti sto raccontando questo aneddoto solo per denunciare l'ennesimo caso di "mal di budget" e di "conflitto" tra i tuoi interessi e quelli della tua banca (più spreme come un limone i tuoi risparmi e più ne traggono eneficio i bilanci della banca!), ma piuttosto perchè vorrei illustrarti come sia possibile, in modo semplice ed in pochi minuti, ridurre i costi di un portafoglio e migliorarne il rendimento! 

 

Se hai dei fondi di investimento in portafoglio, ti do un consiglio: vai subito sul sito Morningstar e cerca la pagina relativa ai tuoi fondi !
Verifica i costi ed analizzane i risultati: quasi sicuramente avrai una amara sorpresa e scoprirai che, a fronte di un costo annuo salatissimo, i risultati nei confronti del benchmark (parametro di riferimento utilizzato per analizzare le performance di un fondo) sono mediamente scarsi.  

 

Ho però in serbo per te una notizia positiva: puoi intervenire in prima persona e in modo semplice sia per salvare i tuoi risparmi che per migliorare i risultati del tuo portafoglio, sia in termini di minori costi che di maggiore rendimento !

 

A parità di asset allocation infatti è possibile sostituire i famelici fondi con un portafoglio composto dai seguenti ETF: 

 costo degli ETF

 

Il risultato di questa sostituzione si concretizza, oltre che in una maggiore trasperenza di prezzo, soprattutto nella forte riduzione dei costi annuali a carico dell'investitore !
Dal momento che il costo annuo di questo nuovo portafoglio ammonta a 187,60 euro euro, contro i 2.130 del portafoglio iniziale, il risultato si traduce in un risparmio di ben 1.942 euro ogni anno !



Per darti una idea concreta, pensa che con il denaro risparmiato è possibile godersi a Natale una settimana di vacanza (volo e hotel) a Dubai, alloggiando in uno dei migliori hotel!

 

Natale a Dubai gratis anzi a spese della tua banca 

 

Se pensi che questa semplice operazione di sostituzione sia complessa, oppure che sia complicato costruire e gestire un portafoglio di ETF, ti stai sbagliando e ho appositamente organizzato il corsoInvestire con gli ETF e gli ETC”, che si svolgerà online a partire dal prossimo 28 ottobre ed a cui puoi iscriverti oggi stesso ad un prezzo scontato, per insegnarti a selezionare gli ETF per costruire e gestire un portafoglioprofittevole ed a rischio contenuto, investendo in modo consapevole, autonomo e indipendente dai consigli della tua banca o del tuo promotore finanziario, che sono sempre in conflitto con i tuoi interessi!

 

Iscrivendoti al corso (inviando una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), otterrai dei risultati concreti in linea con quelli descritti nelle immagini sottostanti che illustrano le equity line (linee dei profitti), i risultati e le performance di alcune delle strategie che ti insegnerò durante il corso!

In realtà le strategie che ti insegnerò saranno più numerose, ma per esigenze di sintesi, in questo spazio ti presento solo le prime 3 strategie, una basata su un piano di accumulo, una statica ed una dinamica.  

 esempio strategia pac

 

esempio strategia statica 

esempio strategia dinamica

 

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GabrieleBellelliTrader, educatore finanziario indipendente e scrittore

Opero su obbligazioni, azioni, ETF, certificati e derivati prevalentemente con ottica di breve e medio-lungo periodo; il mio approccio ai mercati finanziari è da "buon padre di famiglia", che punta al rendimento ma con un'attenta gestione del rischio di portafoglio.

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