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Chi sono

 

Gap

Questa sezione è dedicata ai gap che non sono strettamente una tecnica operativa ma piuttosto uno spunto di riflessione o un campanello d’allarme. Il motivo per cui trattiamo adesso i gap è semplice… la loro esposizione è propedeutica e necessaria ad illustrare alcune tecniche operative che incontreremo nei prossimi capitoli. 

  I gap sono dei “buchi”  all’interno di un grafico dei prezzi e testimoniano come in una forbice di prezzi non siano avvenuti scambi. Sono dei “vuoti” all’interno dei quali nessuna azione è passata di mano. In pratica per gap s’intende un intervallo di prezzo non coperto da scambi per cui sul grafico si visualizzerà un buco, uno spazio vuoto.

La prima distinzione è tra “gap up” e “gap down”.

  Il “gap up” si delinea quando l’apertura avviene ad un prezzo superiore rispetto al massimo registrato il giorno precedente e durante tutta la giornata di contrattazioni questo buco ,creatosi tra il massimo di ieri e il minimo di oggi, non viene colmato.

Figura 1

 

  Nella figura 1 è rappresentato il gap up che si è delineato su Telecom Italia lo scorso  Aprile 2007. Il giorno precedente ( 30 Marzo 2007 ) le contrattazioni avevano registrato un prezzo massimo di 2,15 euro mentre il giorno successivo ( 2 Aprile 2007 ) le contrattazioni aprivano a 2,30 euro delineando un chiaro gap up, ossia aprivano ad un prezzo maggiore rispetto al massimo della seduta precedente. Nel seguito della giornata borsistica, le contrattazioni non erano poi mai scese a colmare il vuoto ed il prezzo minimo si era arrestato a 2,24 euro, ossia ad un valore ben superiore rispetto al massimo del giorno prima. Questo è un tipico esempio di gap up.

 

L’immagine speculare è il “gap down” che si sviluppa quando l’apertura avviene ad un valore inferiore al minimo registrato nella giornata precedente e durante tutta la giornata di contrattazioni questo buco, creatosi tra il minimo di ieri e il massimo di oggi, non viene colmato.

Figura 2

Nella figura 2 è invece rappresentato il gap down che si è delineato su Telecom Italia lo scorso  Aprile 2007. Il giorno precedente ( 20 Aprile 2007 ) le contrattazioni avevano registrato un prezzo minimo di 2,355 euro mentre il giorno successivo ( 2 Aprile 2007 ) le contrattazioni aprivano a 2,27 euro delineando un chiaro gap down, ossia aprivano ad un prezzo inferiore rispetto al minimo della seduta precedente. Nel seguito della giornata borsistica, le contrattazioni non erano risalite tanto da colmare il vuoto ed il prezzo massimo si era arrestato a 2,28 euro, ossia ad un valore ben inferiore rispetto al minimo del giorno prima. Questo è un tipico esempio di gap down.  

Perché sono interessanti i gap ? Immaginiamo di essere al mercato. Stiamo acquistando delle mele a 10 euro quando arriva una persona che inizia ad acquistarle a 30 euro. Si crea quindi una forbice di prezzo tra 10 e 30 euro. Sicuramente se assistessimo a questa segna ci chiederemmo il motivo del gesto di questa persona e se la persona in questione è matta o è sana. Trasferendo il discorso alla borsa, dovremmo capire  se quando si crea un gap siamo di fronte a compratori/venditori pazzi o, al contrario, bene informati che hanno notizie che noi ancora non abbiamo e che avranno grandi ripercussioni sul mercato.

 Esistono varie tipologie di gap: common , breakaway, runaway ed exhaustion gap.

Common gap: sono i gap che si configurano all’interno delle fasi di congestione laterale e sono una chiara testimonianza dell’incertezza circa la futura direzione del titolo e del disinteresse che il mercato ha in quel momento per il titolo. Spesso, soprattutto nel caso dei titoli più sottili e meno liquidi ( meno scambiati ) si forma per mancanza di scambi e di proposte nel book. Non è affidabile ai fini operativi e quindi è meglio ignorarlo.

Figura 3

L’immagine 3 mostra il grafico di Stm all’interno di una congestione laterale, ossia del classico movimento d’incertezza. Possiamo notare un elevato numero di gap up e down. In questo caso i gap non generano spunti operativi e sono da ignorare.

Un altro gap da ignorare è quello derivante da operazioni straordinarie, da split azionario o da stacchi del dividendo. In questo caso i gap sono generati da operazioni tecniche specifiche e non da un mutamento dei rapporti tra rialzisti e ribassisti.

Figura 4

L’immagine 4 mostra il gap down creatosi su Enel nel giorno dello stacco del dividendo. Il dividendo è una quota degli utili che, ogni anno, viene distribuita agli azionisti. Generalmente il giorno dello stacco del dividendo il titolo scende dell’ importo pari al valore del dividendo e così si crea il gap up. Mi spiego con un esempio pratico: Enel chiude le contrattazioni del 16 Giugno 2006 a 6.99 euro. La seduta successiva c’è lo stacco del dividendo di 0,44 euro. L’apertura della seduta successiva avviene a 6.61 euro, ossia ad un valore decurtato dell’importo del dividendo. Questa tipologia di gap è ovviamente da ignorare.

Figura 5

L’immagine 5 illustra il gap up che si è creato su Fastweb a causa dell’Opa lanciata da Swisscom a 47 euro per azione. Prima del lancio dell’opa il titolo Fastweb quotava in area 40 euro. Alla notizia dell’Opa il titolo è letteralmente volato oltre i 47 euro. Si è quindi formato un ampio gap up compreso tra il prezzo di 42,50 euro e di 47,50 euro. All’interno di questa forbice di prezzo non si è verificato nessuno scambio di azioni. Anche questa tipologia di gap è da evitare.

Figura 6

Un altro tipo di gap da evitare è costituito dai gap che si delineano sui titoli illiquidi, detti anche “sottili”, ossia quelli poco scambiati. L’immagine 6 mostra il grafico del titolo Bca Pop. Di Sondrio e potete notare come sia pieno di gap up e down a causa dell’esiguità degli scambi e della difficoltà dell’incontro tra domanda e offerta sul book del titolo. Anche questa tipologia di gap, che si configura sui titoli meno scambiati, non è utilizzabile ai fini operativi ed è quindi da ignorare.

Al contrario, i gap assumono una grandissima valenza e sono ottimi spunti operativi quando si generano all’interno di fasi di tendenza definita, al rialzo o al ribasso.

 

Breakaway gap: sono i gap che si formano alla rottura ( breakout ) di un livello di resistenza o di supporto. Sono quindi gap che danno il via ad una nuova fase direzionale, danno origine ad una tendenza. Facile intuire come a livello operativo siano i gap più importanti. Questa tipologia di gap è una conferma al segnale grafico dei prezzi ed è spesso accompagnato da un’esplosione nei volumi di scambio del titolo azionario.

Figura 7

L’immagine 7 illustra il breakaway rialzista di Generali. Dopo una congestione triangolare sui minimi di periodo, il titolo rompe al rialzo la resistenza dei 28.25 euro. Lo strappo rialzista è avvenuto in gap up e con volumi superiori alla media.

Figura 8

L’immagine 8 illustra un breakaway ribassista delineatosi sempre su Generali. Possiamo infatti notare come il titolo rompa il supporto di area 24.75 euro, disegnando un gap down con volumi in leggero aumento rispetto alla media di periodo.

 

Runaway gap: sono i gap che si formano a metà strada; a metà di una tendenza in atto, al rialzo o al ribasso. Ovviamente in base alla tendenza hanno implicazioni differenti. Quando si riscontra un runaway gap all’interno di una tendenza rialzista, emerge un segnale di forza del mercato e ciò dimostra che il titolo ha benzina per salire ancora. Al contrario, invece, se il runaway gap è inserito all’interno di una tendenza ribassista, assume implicazioni ribassiste e negative; emerge come il titolo abbia ancora benzina per scendere. Questo stando alla teoria… La pratica è molto differente perché in concreto non è distinguibile da un exhaustion gap ( che descrivo nelle pagine successive ). Solo a posteriori possiamo distinguere tra il gap “di metà strada” e il gap “esaustivo”.

Figura 11

L’immagine 11 mostra un runaway gap sul titolo Tiscali. Come potete osservare, adesso con il “senno di poi” è possibile definirlo un gap di “metà strada” mentre in diretta a quel tempo, mentre gli eventi scorrevano veloci in tempo reale, non era possibile individuarlo con certezza. Anzi, era molto più probabile scambiarlo per un gap esaustivo poiché il titolo era partito  da 6 - 7 euro ed era ormai giunto in area 88 euro in soli 4 mesi… Più probabile che fosse un gap di fine corsa che un gap di metà strada.

Figura 12

L’immagine 12 mostra un runaway gap sul titolo Capitalia. Esattamente a metà di una tendenza ribassista, capitalia disegna un gap down che in seguito si rivelerà essere un runaway.

 

Exhaustion gap: sono i gap “esaustivi” che pongono fine ad una tendenza. Sono l’ultima fiammata di un forte rally, rialzista o ribassista. Sono l’ultimo fuoco d’artificio. Dopo l’ultimo botto, c’è puntuale l’inversione di tendenza. Si originano quindi sempre nei punti estremi di inversione del mercato: o sui minimi o sui massimi. Questa tipologia di gap è alla basa della tecnica chiamata “Oops di Williams”, che tratteremo nel capitolo successivo.

Figura 13

 

L’immagine 13 illustra il gap esaustivo sviluppatosi su Tiscali alla fine di una veloce salita verticale. In pochi giorni, le quotazioni salgono da 5,75 euro a 7,25 euro. Una salita quasi verticale. L’ultimo allungo, tra 6,75 euro e 7 euro, avviene con un gap up esaustivo. Dopo quell’ultimo fuoco d’artificio, il titolo inizia una inesorabile discesa.

 

Figura 14

Altro esempio di gap up esaustivo. L’immagine 14 illustra il gap esaustivo delineatosi su Stm al tempo della bolla speculativa dei titoli internet del lontano 1999 – 2000. Potete osservare come l’ultimo allungo, l’ultima esplosione rialzista, avvenga con un gap up. Dopo l’ultimo botto, le quotazioni toccano il massimo di 75 euro e disegnano un massimo storico.

 

Figura 15

L’immagine 15 vuole illustrare come i gap esaustivi siano molto diffusi soprattutto tra i titoli meno liquidi, cioè poco scambiati. Il grafico riporta il recente gap up esaustivo di Schiapparelli. Dopo una lunga fase laterale di accumulo, il titolo esplode al rialzo e sale in verticale per alcuni giorni. L’ultimo allungo avviene a seguito di un gap up e disegna un massimo. Dopo inizia la correzione dei prezzi.

Figura 16

L’immagine 16 invece illustra un gap down esaustivo su un titolo mosto scambiato, Eni. Nel grafico possiamo notare come l’ultima accelerazione ribassista del titolo avvenga in gap down. Dopo di che, il titolo disegna un minimo ed inizia l’inversione di tendenza ed Eni vira al rialzo.

 

Figura 17

L’immagine 17 è immortalato il grafico di Pirelli & C. . Il titolo dopo una veloce discesa, disegna un gap down esaustivo che si rivela l’ultimo fuoco d’artificio. Quel punto diventa un minimo ed il titolo inverte al rialzo la propria tendenza.

 

Per completare questa breve introduzione ai gap, occorre sfatare un mito…. In borsa infatti è diffuso il detto secondo il quale i “gap vengono sempre chiusi”. Nella realtà questo principio è più una leggenda metropolitana che una realtà. Nella mia carriera quasi decennale ho visto centinaia di gap non chiudersi. O chiudersi dopo anni e anni. Sconsiglio quindi vivamente di operare in funzione ( o nella speranza ) della ricopertura dei gap.

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