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Gap
Questa sezione è dedicata ai gap
che non sono strettamente una tecnica operativa ma piuttosto uno spunto di
riflessione o un campanello d’allarme. Il motivo per cui trattiamo
adesso i gap è semplice… la loro esposizione è propedeutica e
necessaria ad illustrare alcune tecniche operative che incontreremo nei
prossimi capitoli. La prima distinzione è tra “gap
up” e “gap down”.
Figura 1 L’immagine speculare è il “gap
down” che si sviluppa quando l’apertura avviene ad un valore
inferiore al minimo registrato nella giornata precedente e durante tutta
la giornata di contrattazioni questo buco, creatosi tra il minimo di
ieri e il massimo di oggi, non viene colmato.
Figura 2 Nella figura 2 è invece
rappresentato il gap down che si è delineato su Telecom Italia lo
scorso Aprile 2007. Il giorno precedente ( 20 Aprile 2007 ) le
contrattazioni avevano registrato un prezzo minimo di 2,355 euro mentre
il giorno successivo ( 2 Aprile 2007 ) le contrattazioni aprivano a 2,27
euro delineando un chiaro gap down, ossia aprivano ad un prezzo
inferiore rispetto al minimo della seduta precedente. Nel seguito della
giornata borsistica, le contrattazioni non erano risalite tanto da
colmare il vuoto ed il prezzo massimo si era arrestato a 2,28 euro,
ossia ad un valore ben inferiore rispetto al minimo del giorno prima.
Questo è un tipico esempio di gap down.
Perché sono interessanti i gap ? Immaginiamo di essere al mercato. Stiamo acquistando delle mele a 10 euro quando arriva una persona che inizia ad acquistarle a 30 euro. Si crea quindi una forbice di prezzo tra 10 e 30 euro. Sicuramente se assistessimo a questa segna ci chiederemmo il motivo del gesto di questa persona e se la persona in questione è matta o è sana. Trasferendo il discorso alla borsa, dovremmo capire se quando si crea un gap siamo di fronte a compratori/venditori pazzi o, al contrario, bene informati che hanno notizie che noi ancora non abbiamo e che avranno grandi ripercussioni sul mercato. Esistono varie tipologie di gap: common , breakaway, runaway
ed exhaustion gap. Common gap:
sono i gap che si configurano all’interno delle fasi di congestione
laterale e sono una chiara testimonianza dell’incertezza circa la
futura direzione del titolo e del disinteresse che il mercato ha in quel
momento per il titolo. Spesso, soprattutto nel caso dei titoli più
sottili e meno liquidi ( meno scambiati ) si forma per mancanza di
scambi e di proposte nel book. Non è affidabile ai fini operativi e
quindi è meglio ignorarlo.
Figura 3 L’immagine 3 mostra il grafico di
Stm all’interno di una congestione laterale, ossia del classico
movimento d’incertezza. Possiamo notare un elevato numero di gap up e
down. In questo caso i gap non generano spunti operativi e sono da
ignorare. Un altro gap da ignorare è quello
derivante da operazioni straordinarie, da split azionario o da stacchi
del dividendo. In questo caso i gap sono generati da operazioni tecniche
specifiche e non da un mutamento dei rapporti tra rialzisti e
ribassisti.
Figura 4 L’immagine 4 mostra il gap down
creatosi su Enel nel giorno dello stacco del dividendo. Il dividendo è
una quota degli utili che, ogni anno, viene distribuita agli azionisti.
Generalmente il giorno dello stacco del dividendo il titolo scende
dell’ importo pari al valore del dividendo e così si crea il gap up.
Mi spiego con un esempio pratico: Enel chiude le contrattazioni del 16
Giugno 2006 a 6.99 euro. La seduta successiva c’è lo stacco del
dividendo di 0,44 euro. L’apertura della seduta successiva avviene a
6.61 euro, ossia ad un valore decurtato dell’importo del dividendo.
Questa tipologia di gap è ovviamente da ignorare.
Figura 5 L’immagine 5 illustra il gap up che
si è creato su Fastweb a causa dell’Opa lanciata da Swisscom a 47
euro per azione. Prima del lancio dell’opa il titolo Fastweb quotava
in area 40 euro. Alla notizia dell’Opa il titolo è letteralmente
volato oltre i 47 euro. Si è quindi formato un ampio gap up compreso
tra il prezzo di 42,50 euro e di 47,50 euro. All’interno di questa
forbice di prezzo non si è verificato nessuno scambio di azioni. Anche
questa tipologia di gap è da evitare.
Figura 6 Un altro tipo di gap da evitare è
costituito dai gap che si delineano sui titoli illiquidi, detti anche
“sottili”, ossia quelli poco scambiati. L’immagine 6 mostra il
grafico del titolo Bca Pop. Di Sondrio e potete notare come sia pieno di
gap up e down a causa dell’esiguità degli scambi e della difficoltà
dell’incontro tra domanda e offerta sul book del titolo. Anche questa
tipologia di gap, che si configura sui titoli meno scambiati, non è
utilizzabile ai fini operativi ed è quindi da ignorare. Al contrario, i gap assumono una
grandissima valenza e sono ottimi spunti operativi quando si generano
all’interno di fasi di tendenza definita, al rialzo o al ribasso. Breakaway gap:
sono i gap che si formano alla rottura ( breakout ) di un livello di
resistenza o di supporto. Sono quindi gap che danno il via ad una nuova
fase direzionale, danno origine ad una tendenza. Facile intuire come a
livello operativo siano i gap più importanti. Questa tipologia di gap
è una conferma al segnale grafico dei prezzi ed è spesso accompagnato
da un’esplosione nei volumi di scambio del titolo azionario.
Figura 7 L’immagine 7 illustra il breakaway
rialzista di Generali. Dopo una congestione triangolare sui minimi di
periodo, il titolo rompe al rialzo la resistenza dei 28.25 euro. Lo
strappo rialzista è avvenuto in gap up e con volumi superiori alla
media.
Figura 8 L’immagine 8 illustra un breakaway
ribassista delineatosi sempre su Generali. Possiamo infatti notare come
il titolo rompa il supporto di area 24.75 euro, disegnando un gap down
con volumi in leggero aumento rispetto alla media di periodo. Runaway gap:
sono i gap che si formano a metà strada; a metà di una tendenza in
atto, al rialzo o al ribasso. Ovviamente in base alla tendenza hanno
implicazioni differenti. Quando si riscontra un runaway gap
all’interno di una tendenza rialzista, emerge un segnale di forza del
mercato e ciò dimostra che il titolo ha benzina per salire ancora. Al
contrario, invece, se il runaway gap è inserito all’interno di una
tendenza ribassista, assume implicazioni ribassiste e negative; emerge
come il titolo abbia ancora benzina per scendere. Questo stando alla
teoria… La pratica è molto differente perché in concreto non è
distinguibile da un exhaustion gap ( che descrivo nelle pagine
successive ). Solo a posteriori possiamo distinguere tra il gap “di
metà strada” e il gap “esaustivo”.
Figura 11 L’immagine 11 mostra un runaway gap
sul titolo Tiscali. Come potete osservare, adesso con il “senno di
poi” è possibile definirlo un gap di “metà strada” mentre in
diretta a quel tempo, mentre gli eventi scorrevano veloci in tempo
reale, non era possibile individuarlo con certezza. Anzi, era molto più
probabile scambiarlo per un gap esaustivo poiché il titolo era partito
da 6 - 7 euro ed era ormai giunto in area 88 euro in soli 4
mesi… Più probabile che fosse un gap di fine corsa che un gap di metà
strada.
Figura 12 L’immagine 12 mostra un runaway gap
sul titolo Capitalia. Esattamente a metà di una tendenza ribassista,
capitalia disegna un gap down che in seguito si rivelerà essere un
runaway. Exhaustion gap:
sono i gap “esaustivi” che pongono fine ad una tendenza. Sono
l’ultima fiammata di un forte rally, rialzista o ribassista. Sono
l’ultimo fuoco d’artificio. Dopo l’ultimo botto, c’è puntuale
l’inversione di tendenza. Si originano quindi sempre nei punti estremi
di inversione del mercato: o sui minimi o sui massimi. Questa tipologia
di gap è alla basa della tecnica chiamata “Oops di Williams”, che
tratteremo nel capitolo successivo.
Figura 13 L’immagine 13 illustra il gap
esaustivo sviluppatosi su Tiscali alla fine di una veloce salita
verticale. In pochi giorni, le quotazioni salgono da 5,75 euro a 7,25
euro. Una salita quasi verticale. L’ultimo allungo, tra 6,75 euro e 7
euro, avviene con un gap up esaustivo. Dopo quell’ultimo fuoco
d’artificio, il titolo inizia una inesorabile discesa.
Figura 14 Altro esempio di gap up esaustivo.
L’immagine 14 illustra il gap esaustivo delineatosi su Stm al tempo
della bolla speculativa dei titoli internet del lontano 1999 – 2000.
Potete osservare come l’ultimo allungo, l’ultima esplosione
rialzista, avvenga con un gap up. Dopo l’ultimo botto, le quotazioni
toccano il massimo di 75 euro e disegnano un massimo storico.
Figura 15 L’immagine 15 vuole illustrare come
i gap esaustivi siano molto diffusi soprattutto tra i titoli meno
liquidi, cioè poco scambiati. Il grafico riporta il recente gap up
esaustivo di Schiapparelli. Dopo una lunga fase laterale di accumulo, il
titolo esplode al rialzo e sale in verticale per alcuni giorni.
L’ultimo allungo avviene a seguito di un gap up e disegna un massimo.
Dopo inizia la correzione dei prezzi.
Figura 16 L’immagine 16 invece illustra un
gap down esaustivo su un titolo mosto scambiato, Eni. Nel grafico
possiamo notare come l’ultima accelerazione ribassista del titolo
avvenga in gap down. Dopo di che, il titolo disegna un minimo ed inizia
l’inversione di tendenza ed Eni vira al rialzo.
Figura 17 L’immagine 17 è immortalato il
grafico di Pirelli & C. . Il titolo dopo una veloce discesa, disegna
un gap down esaustivo che si rivela l’ultimo fuoco d’artificio. Quel
punto diventa un minimo ed il titolo inverte al rialzo la propria
tendenza. Se questa sezione ti è stata utile e vuoi mantenere questo sito gratuito, clicca sui banner in fondo alla pagina. Inoltre consiglia questo sito ai tuoi amici appassionati di borsa e trading! |
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